A U G U R I
presagi divini per tutti
Dalla cerimonia da cui gli antichi àuguri etruschi e romani traevano i loro presagi (presagio divinato) è venuta a noi l’aspettativa di un evento salvifico. L’andare verso… fiducioso. La straripante felicità per l’evento sperato, la positività realizzata o del successo appena conseguito che porta a condividere la gioia, a comunicarla ad altri.
Così in alcune circostanze come il 25 dicembre facciamo, formuliamo, inviamo e riceviamo gli auguri, distribuendo sorrisi e strette di mano, pensando a una previsione buona, se non migliore, sperando che si avveri. La data è quella del solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano, della festa del Sol Invictus, “Sole Invitto”, il Dio Sole (El Gabal) che l’imperatore Eliogabalo importò nel 218 a Roma dalla Siria, trasformata poi nel Natale del Sole e quindi con papa Giulio I nel 350, in un trionfo del simbolismo, mutuata nel Natale di Gesù. Lo stesso avvento cristiano non è altro che la dolce attesa di qualcosa che avverrà, della nascita di un bambino speciale. L’apertura ad un’idea religiosa di salvezza superiore alle nostre umane insufficienze, il sogno di volare, di andare oltre la nostra finitudine.
La nostra aspettativa si concretizzerà, non si concretizzerà? Intanto è importante, ora, augurarselo.
C’è sempre tempo, infatti, per assuefarsi alle cose brutte della vita.
Così accettiamo volentieri anche gli auguri falsi come il suono di certe monete e non ci sottraiamo, pur desiderandolo talvolta, all’obbligo della corsa ai regali. Quasi una coazione a ripetere auguri e regali. E guai a non farne perchè sembra porti male! La lista delle cose buone da augurarsi sarebbe davvero molto lunga (in questo momento poco felice per l’Italia del 2010) per cui, forse, è bene lasciare ad ognuno che vi annoti ciò che di meglio spera per se stesso.
Con questo spirito cordiali auguri, Sergio Andreatta